21 novembre 2017


 FederSicurezza con AISS e Federpol a SICUREZZA 2017: il report del Convegno 

Gabriele: "la sicurezza è filiera, a partire dall’impiantista per arrivare a chi realmente domani sorveglierà le carceri o il flusso dei migranti: se ci uniamo possiamo diventare un massa di manovra incredibile"

FederSicurezza torna a convegno in apertura di SICUREZZA 2017, manifestazione biennale leader in Italia nel settore della security, e lo fa con un forum intitolato “Dalla protezione del territorio al presidio dei confini: possibile ruolo della sicurezza privata nella gestione dei fenomeni migratori”.

Al tavolo dei relatori le tre principali associazioni di categoria del mondo della sicurezza privata italiana, FederSicurezza, AISS e Federpol.

Romolo Guasco, Direttore centrale Rete Associativa di Confcommercio, ha aperto i lavori portando il saluto della casa confederale, a testimoniarne ancora una volta il costante appoggio alle attività di FederSicurezza, e a ribadire il concetto che la sicurezza è l’asse portante di tutte le attività rappresentate da Confcommercio: senza sicurezza non è possibile fare business. Un’affermazione quanto mai valida per il settore turistico-ricettivo in Italia, rappresentato da Tommaso Tanzilli, Direttore di Federalberghi Roma e Lazio. L’albergo è infatti un microcosmo molto particolare, aperto h24 e 365 giorni all’anno, e per questo con un’esigenza di sicurezza molto più sentita di tante altre imprese. Tanzilli ha quindi lanciato un messaggio di “contaminazione” tra il mondo alberghiero e quello della sicurezza privata, sintetizzato in un Protocollo di intesa tra Federalberghi e FederSicurezza che possa facilitare l’incontro tra domanda e offerta di sicurezza: un progetto che partirà in fase sperimentale per un anno su Roma e Lazio, per poi essere esteso su tutto il territorio nazionale.

L’avv. Alberto Ziliani, rappresentante di FederSicurezza in CoESS, ha portato all’attenzione della platea l’esperienza europea in tema di gestione dei campi per i rifugiati, sottolineando come l’apporto delle imprese di sicurezza privata sia ormai imprescindibile per evitare che il fenomeno “ci sfugga di mano”. In Germania, ad esempio, sono ben 5.000 le guardie private ad essere impiegate nella gestione dei campi, nel rispetto di saldi standard qualitativi e di professionalità, e nell’interesse tanto delle aziende quanto dei lavoratori del comparto. Un’esperienza assolutamente mutuabile nei Paesi, come il nostro, in cui una realtà del genere ancora stenta a concretizzarsi.

Concorde sul punto anche Franco Cecconi, Presidente di AISS, per il quale il problema dei fenomeni migratori rischia realmente di sfuggire di mano se non affrontato con tempestività. “E’ doveroso aumentare la percezione della sicurezza specialmente nelle città in cui i migranti vengono ospitati in maniera più stanziale: in proposito, ci sono Comuni italiani che stanno aprendo strade interessanti per l’impiego del personale di sicurezza disarmato a supporto delle attività delle Forze dell’Ordine, che sono sotto organico. Oggi l’addetto ai servizi di controllo sta diventando sempre più un professionista della sicurezza, e sono le stesse aziende a richiederlo. C’è un progetto molto ambizioso, che è quello della creazione della figura della guardia del corpo, e siamo allo studio di tutte le normative europee per produrre un documento finale che condivideremo con FederSicurezza e Federpol: un progetto che ci potrebbe dare maggiore forza nei confronti delle Istituzioni, con uno zoccolo duro costituito dalla Confederazione che porterebbe il pacchetto nazionale degli operatori intorno ai 250.000 uomini e donne, da impiegare non solo nel privato ma anche come servizio aggiuntivo a supporto del pubblico”.

“Con AISS e FederSicurezza - ha aggiunto Agatino Napoleone, Presidente di Federpol - stiamo tirando le fila di un percorso comune iniziato già anni fa, per valutare ciò che concretamente possiamo fare insieme nel rispetto delle professionalità di ciascuno, che, quanto a qualificazione e competitività non hanno nulla da invidiare alle altre realtà europee. Si può fare certamente di più, specialmente dopo l’ultima apertura manifestata nel recente Convegno di Ferrara dal Ministro Minniti e dal Capo della Polizia rispetto all’attività del privato nei rapporti con la Pubblica Amministrazione. E’ indispensabile valorizzare la figura dell’addetto alla sicurezza tout court e di chi investe per formare e aggiornare i propri lavoratori”.

Dopo la parentesi tecnica aperta dal Dott. Giuseppe Mazzocchi, funzionario del Mise e referente nazionale per i controlli sul Dm 269/2010 e s.m.i., che ha ribadito come la Commissione lavori principalmente su tre elementi - sicurezza personale, miglioramento tecnologico ed economicità -, nonché la disponibilità della stessa alla consulenza e al confronto con le Associazioni rispetto all’ambito dell’applicazione del Dm 269/2010, è stato il momento delle conclusioni dell’avv. Luigi Gabriele, Presidente di FederSicurezza: “Ci rendiamo conto - ha dichiarato - che in questo momento all’Amministrazione non importa nulla delle nostre problematiche, anzi, si sta volutamente regredendo rispetto a quanto è stato fatto negli ultimi quindici anni, mentre l’Europa va avanti a tutta velocità. Se il Ministero ritiene che il colloquio con le associazioni di rappresentanza non debba più essere improntato alla condivisione o alla concertazione, anche da parte nostra forse è arrivato il momento di alzare gli scudi e smetterla di essere acquiescenti rispetto a chi ci condanna a tappare i buchi di tutto ciò che non è in grado di coprire, ma continua a considerarci cittadini di serie B. Se non facciamo massa critica, ma d’urto, non di resistenza, non ne veniamo fuori.

Quanto al nostro mondo - ha aggiunto -, dobbiamo uscire dal paradosso comportamentale  per cui tra colleghi le uniche premure sono quella di denunciare alle Istituzioni chi non è in regola e contemporaneamente di cercare di stare sul mercato a tutti i costi, debordando dai limiti già risicati delle tabelle ministeriali. La nostra non è certo un’attività semplice, ma se non siamo capaci di difendere la nostra identità è inutile dilaniarci per 50 centesimi in più di riconoscimento del valore orario in sede di gara d’appalto. Parliamo di antipirateria e di controllo dei migranti, e al tempo stesso ci stracciamo le vesti per una guardia o un portiere in più o in meno in un bando di gara. Ed è ora di finirla con la storia che siamo limitati a difendere le mura che racchiudono le persone e non le persone stesse. Difendiamo la sicurezza fisica della persona, magari indirettamente, ma lo facciamo, e non è pensabile che dopo lo scandalo nazionale dei tribunali qualcuno decida per la restituzione della difesa degli stessi alla polizia penitenziaria.

Siamo un insieme composito, complesso e multimodale - ha proseguito - nella capacità di fornire il servizio di sicurezza: ecco perché oggi sediamo al tavolo con Aiss e Federpol, e magari un domani anche con altri: perché la sicurezza è filiera, e parte dall’impiantista per arrivare a chi realmente domani sorveglierà le carceri o il flusso dei migranti. O cambiamo mentalità oppure ci areniamo nelle secche della polemica del caso singolo, e non smuoviamo nulla. Al collocamento siamo operai generici, ed è un’ignominia. Se ci uniamo, invece, possiamo diventare una massa di manovra incredibile. La futura ConfServizi di Sicurezza - ha concluso - ce la può e ce la deve fare, ma se non ci proviamo e ci accontentiamo di leccarci le ferite lagnandoci abbiamo finito, non c’è più spazio se non quello sulla strada del regresso”.

A.G.